Bienvenido a America!

1 06 2013

Cari amici,

scusate il lungo silenzio, ma sono stato molto preso dalla nuova missione: leggere leggere e ancora leggere e prendere le prime decisioni. Se a questo ci si aggiunge un casino gigante con il nuovo telefono smartphone (ma perche’ l’ho comprato?!) che probabilmente mi costera’ mesi per ricrearmi una rubrica telefonica andata perduta quando tornero’ in Italia potete capire le mie difficolta’.
Comunque che dirvi di La Paz?
Innanzitutto ho grandi difficolta’ a respirare (ancora, dopo un mese). Tali difficolta’ sono dovute al mio naso perennemente attappato. all’aria rarefatta e alla sua secchezza.Fattosta’ che la sera faccio fatica a respirare e mi tocca quindi respirare a bocca aperta il che non fa tanto bene.
Poi bisogna dire che le giornate sono sempre molto belle e soleggiate e durante il giorno fa caldo. Poi pero’ di notte comincia a fare freddo in questa ultima settimana. Il giacchetto non fa piu’ il suo dovere e presto esara’ tempo di mettere il giaccone pesante. L’inverno duro inizia ora per i prossimi tre mesi mentre tutti voi andrete in vacanza al mare e gia’ vi vedo a Ostia, Fregene, Maccarese (o magari una spiaggia cipriota) a rosolarvi con la birra in mano e il panino.
La casa che ho affittato e’ per cosi’ dire modulare. Ci sono due stanze+un bagno nel corridoio esterno+un altro bagno dall’altra parte del patio+una cucina con sala da pranzo affittata all’ultimo momento separata dal resto della casa…in tutto questo il mio vicino di casa che abita al piano di sopra, nonche’ figlio della proprietaria passa regolarmente in questo corridoio al piano terra che di fatto e’ casa mia (avendo io affittato tutto il piano terra). Non so se mi sono riuscito a spiegare…comunque la casa nonstante queste stranezze e nonostante sia freddina e prenda poco sole e’ carina.
Valentina mi ha raggiunto dopo due settimane e adesso sta cercando lavoro (adesso a dire la verita’ e’ a fare la turista con una ragazza romano-giapponese conosciuta qui). Speriamo lo trovi presto, io sto cercando di aiutarla.
Nel metre la Lazio ha vinto il derby di coppa italia e in culo ai romanisti che mi leggono! ahahahah sapeste quanto ho goduto!
Ho comprati due golf di alpaca bellissimi che mi sono costati un bel po’ ma di alta qualita’.
Il lavoro: adesso stanno partendo due progetti (aspettiamo che arrivino i soldi, ma i contratti sono stati gia’ firmati). I progetti riguardano lavori di tipo idrico in comunita’ montane e non e molto software con formazione sulla gestione delle risorse. La settimana che viene vado per la prima volta nel field e diciamo che il mese di giugno mi vedra’ girovagare parecchio, la qual cosa mi fa felice perche’ la paz non e’ che sia tutta sta bellezza detto tra noi.
L’ufficio di La Paz lo divido con Livia l’amministratrice locale. E’ piccolo e carino.

La festa del Gran Poder e’ stato il 25 maggio scorso. E’ stata la prima occasinone cho avuto per vedere i colori, i balli e le genti della Bolivia. Una parata di ballerini hce e’ iniziata la mattina ed e’ finita alla sera, al buio. tutta la citta’ in festa e bloccata per l’evento. Noi l’abbiamo vista inizialmente nel quartiere di san Pedro, che e’ al centro e’ un barrio popolare e c’e’ il mercato durante il giorno che e’ una bellezza. Poi ci siamo spostati verso la cattedrale di San Francisco (esempio di barocco coloniale con campanile romanico) e dalla terrazza di un caffe’ abbiamo visto la sfilata dall’alto. Non abbiamo ballato. Valentina ha postato delle foto sulla sua pagina di facebook (per darvi un’idea). Lunedi’ sera scorso poi, dopo esserci riuniti in un pub per salutare una ragazza ceh se ne andava in vacanza in Italia, ci siamo fermati in un locale la cui musica da fuori ci intrigava…lo Scaramush….Ah1 ragazzi se solo aveste potutto essere li con me!
Purtroppo non vi e; traccia di quella serata per i noti problemi avuti con il mio telefonino, ma la band…Oddio la band…
Nel giorno della morte del “cuore matto” il bassista me lo ha ricordato come non mai. Si chiamano “Luz de America” e cantavano musica anni ’80, Bee gees e altri. soprattutto in falsetto. Il bassista era uno spettacolo di capelli a banana e rughe sul viso. Ma soprattutto gli avventori del locale. Nel giorno della festa della mamma le coppie mature erano tutte andate a ballare. In un clima da baita di montagna (lo Scaramuch e’ tutto di legno) che ricorda il film Vacanze di Natale (‘tre chinotti!) si ballava la cumbia, il merengue…il liscio. Il tutto in salsa sudamericana.
Una coppia di ballerini poi, non potro’ dimenticarli per molto tempo. Lui bassino, blue jeans, baffi neri e occhiali. Lei alta quanto lui, rigida, con i capelli tenuti fermi da una molletta bianca e pettinati [sic!] a mo di riporto. RIGIDISSIMI. Il loro ballo era una lotta tra due poli uguali che si repellono m atu con la forza cerchi di farli toccare. Si, si strusciavano, si aggrovigliavano, facevano mosse ose’. Uno spettacolo meraviglioso sotto una palla da discoteca e lucette verdi e rosse tutte attorno, con birra a fiumi etanta voglia di essere felici.
Lo Scaramuch e’ un posto magnifico.

con questa descrizione (perdono per non rileggere e correggere errori di battitura e lettere mancanti) vi lascio per il momento. Prometto di scrivere presto ancora. Adesso avro’ internet a casa e quindi potro’ scrivere per me oltre che per il lavoro.
Vi abbracico tutti, vi voglio bene e mi mancate, specialmente quel bambinone di mio nipote Valerio.
il mio numero boliviano e’ +951 72016280. Lo dico nonperche’ mi chiamiate per quanto mi farebbe piacere, ma magari un messaggio con what’s up ….

g.

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…and beyond

4 11 2011

bandierine

Roma 4 Novembre 2011

Il mio blog si intitola ‘Asia Overland and Beyond!’. Bene, nel corso di questi sette mesi appena trascorsi siete stati partecipi del mio viaggio, abbiamo scambiato considerazioni sugli articoli e sulle fotografie del mio giro asiatico che adesso, oramai rientrato a casa da quasi due mesi, rivedo e ripenso come una bellissima avventura. Ho avuto il piacere di essere letto e, nell’eccitazione dello scrivere, di immaginare le vostre reazioni (sempre spero vicine al divertimento visto che il taglio di solito era quello della storia da non credere) e quindi di provare il doppio piacere di sperarvi interessati e immaginarvi divertiti.

Adesso, nel momento in cui un nuovo viaggio è programmato – dal sapore e dal valore tutto nuovo- avverto la necessità di continuare a scrivere anche in futuro.

…and Beyond!

Ma qual’è questo ‘oltre’ a cui mi riferisco? Tante volte mi sono detto: “sarà casa”; poi è subentrata la voglia – in seguito a necessità di natura pratica – di continuare il viaggio fino dentro l’Europa dei piccoli stati e delle piccole gemme includendo, per mantenere alto il livello, la Turchia. E del resto quale posto meglio di Istanbul rappresenta il ponte che collega l’Asia e l’Europa? Un ponte non solo metaforico, ma anche fisico. Ho reputato per molto tempo Istanbul la città simbolo di questo viaggio, ma questo avrebbe anche significato ‘sacrificare’ il concetto di ‘oltre’ ad un piccolo lembo di terra negando l’indubbio valore dell’Europa che, in quanto a bellezze artistiche e folkloristiche non è certamente inferiore a nessuno. Ma ora la parola ‘oltre’ abbandona in me i significati più logici e superficiali dello spazio Europa e del luogo ‘casa’ per dispiegare significati umani imprevisti e benvenuti.

Finalmente dunque chiedo congedo dal mio blog e naturalmente voglio rendere omaggio all’oggetto più importante che ho posseduto in questi sette mesi (in un certo senso la mia casa) e cioè il mio zaino. Quindi la foto che apre questo post e le altre che seguono sono un omaggio a lui, ai suoi servigi alla sua comodità quando utilizzato come sedia o cuscino, alla sua resistenza quando ha rischiato di distruggersi nel deserto Uzbeko, alla sua solitudine quando l’ho lasciato per le piccole escursioni di qualche giorno, allo zainetto di supporto comprato in un mercato di Pnom Pehn che si è rivelato semplicemente perfetto per le necessità di un viaggio siffatto.

A voi tutti un saluto, una chiusura, un grazie e a presto con nuovi articoli e nuove considerazioni.

giovanni

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Skopje, Macedonia. Km 25,131

25 08 2011

Oggi mi sono fatto un po’ di conti e con l’aiuto di Google Earth mi sono tracciato il percorso fatto finora e ho calcolato piu’ o meno i chilometri. Credevo in realta’ che fossero di piu, ma ovviamente il volo Tashkent Istanbul ha sconbussolato abbastanza i miei piani e il viaggio.

Ecco la fotografia. Valgono sempre le stesse regole. Le linee gialle sono i tratti fatti in aereo, mentre le linee nere sono i tratti fatti con autobus, treno, bicicletta, piedi e tutto quello che si muove sul terreno o sul mare:

ci vediamo presto oramai.

g.

p.s. due nuove gallerie postate nella sezione PHOTOGALLERY





Aggiornamento

16 08 2011

Un aggiornamento a tutti i fedeli lettori.

Il mio viaggio e’ stato recentemente sconvolto.

Primo, ho dovuto prendere un aereo…

Secondo, prendendo l’aereo ho sorvolato uno dei ‘milestones’ di questo viaggio e cioe’ l’Iran. I miei giorni a Tashkent sono stati tremendi. Il caldo, l’attesa del cacchio di codice da Teheran che non arrivava mai (e’ arrivato due giorni dopo la partenza), la mia forse frettolosa decisione di comprare un bıglietto aereo per scappare da quel postaccio, compra il biglietto, cancella il biglietto, aricomprane un altro…comunque. Alla fine della fiera ora sono a Istanbul in ostello a fare party e a svegliarsi con un fastidioso dolore dietro alla nuca. Devono essere state quelle due tequile verso le 3 di mattina…

Inutile dire che le citta’ viste inUzbekistan sono bellissime , parlo dı Samarcanda Kıva e Bukhara, ma decisamente prive di anima. In generale posso dire che l’Uzbekistan e’ un posto grande e vuoto. Poca gente in giro.

Il Kyrghyzstan invece e’ un posto incantevole che mi e’ piaciuto tanto e che consiglio con passione..ma dovro’ aggiornare questo blog con alcune foto.

Tra tre giorni Grecia





Lost List: a new page

26 07 2011

Ora. Nulla e’ fondamentale (tranne le carte di credito) e nulla riuscira’ a farmi terminare in anticipo questo viaggio, nemmeno un’offerta di lavoro in Africa arrivata recentemente ci e’ riuscita. Ma ogni volta che perdo qualche cosa mi viene un tale magone, una tale depressione per ancora una volta non comprendere come io possa essere (o possa essere diventato) quello che sono adesso. Come io possa avere la testa cosi’ vuota in certi frangenti e come l’esperienza delle disavventure passate, non intacchi minimamente la mia corteccia cerebrale e io continui a perdere di tutto e di piu’ con cosi’ grande facilita’. Mia nonna mi diceva sempre: “Sii presente a te stesso” e io non ho mai imparato anche se le dicevo Si si nonna non ti preoccupare.
Troppe canne? Troppe poche? troppe droghe pesanti da ragazzo? Sono cosi’ di natura? Non so piu’ cosa pensare. Non l’ho mai saputo.
Il problema molto spesso e’ nell’automazione. Il mio bagaglio si compone di due zaini, uno grande e uno piccolo. Tutto e’ calcolato. So dove va questo e dove va quello, conosco come piegare i pantaolcini corti, le magliette e le camicie. Appena pero’ si esce dall’automatismo si entra in un terreno pericolosissimo fatto di incertezze e, alcune volte, di sconfitte (la perdita di un oggetto). E difatti oggi mi sono levato le scarpe da trekking perche’ sentivo caldo e le ho messe nel bagagliaio del taxi collettivo accanto allo zaino (bada bene non legate allo zaino come avrei dovuto fare) e mi sono infilato le infradito. Movimento sconsiderato. Arrivato a destinazione ho preso lo zainone, lo zainetto e tutto contento me ne sono andato in albergo. Le scarpe erano rimaste sepolte dai bagagli degli altri passeggeri e li sono rimaste ad uso e consumo del tassinaro che oltre ai 300 som del passaggio (5 euro) si ritrova delle scarpe certamente usate, ma ancora comode, seminuovo e di valore. Io me ne sono reso conto tre ore quando pensavo: domani se vado all’ambasciata uzbeka con i sandali mi suderanno i piedi, meglio andare con le scar….Ma io ho lasciato le scarpe nel taxi…!
Ora io rosico peche’ queste scarpe dopo un inizio tentennante erano diventate proprio comode e le mettevo sempre. Ora mi tocca tornare ai sandali tipo tedesco che sono mezzi sfondati, che hanno una patina di grasso nero che mi fa sudare e puzzare i piedi anche se sono all’aria aperta (forse dovrei lavarli sti sandali).
Ma vediamola positivamente. Oggi o domani me ne vado in Uzbekistan e poi in Iran. I trekking direi che sono finiti. Inizia il deserto eppoi dovro’ entrare in tante moschee e i sandali sono piu’ comodi…

..pero’ che rosicata!

P.S. a questo propostio potete consultare una nuova pagina che arricchisce il mio blog. Si chiama ‘Lost List’ e il pulsante e’ in alto accanto a Bookshelf. E’ scritto inmodo ironico perche’ tanto e’ inutile piangere troppo, ma lo sconforto ieri e’ stato enorme.





new photo gallery (china #5)

14 07 2011

if you want you can check a new slideshow.
Cheers form Bishkek, Kyrghyzstan,
gio





Urumqi

14 07 2011

29/06/2011

Urumqi e’ una citta’ come tutte le altre. Quando si entra nel quartiere Uyguro pero’ si e’ improvvisamente catapultati in un’altra realta’. I negozi hanno gli altoparlanti che invitano i clienti a comprare i migliori prodotti, dai reggiseni al cibo, le donne hanno il capo coperto e dei vestitoni lunghi come camicie da notte. Ci sono tante facce diverse in questa baraonda che e’ Urumqi e io non le capisco tutte perche’ alcuni tratti somatici io non li ho mai visti prima. Anzi, non ne capisco nemeno una (tranne i tratti dei cinesi Han) e mi piace immaginare e sognare.

La bella cameriera Uygura

La ragazza che mi serve il pranzo in un tipico ristorante accanto al bazar dove mi riposo un po’ ha un fazzoletto rosa che le copra la testa e le scende sul collo fino al centro dei seni. Un ciuffo di capeli neri e lisci le attraversa la fronte. Ha il naso fatto a scivolo, un po’ tropo lungo e gli occhi neri, distanti e sottili sottili come una cinesina. Il suo soriso e’ sincero e ampio. E’ bella e misteriosa.

Mangio un buon piatto di riso con pezzi di carne, credo montone, molto teneri. Il riso sembra quello che da noi si usa per fare i dolci e da quando sono partito e’ la prima volta che mi capita di mangiare questa varieta’. E’ condito, oltre che con la carne, con peperoni, carote e uvetta. Bevo del buon te’ e poi mangio due spiedini di montone buonissimi accompagnati con il pane locale che e’ tondo, piatto e senza molica. E nfine chiudo il tutto con un buon yogurt acidulo.

Ogni volta che entro nella biglietteria di una stazione mi viene o scnforto.Innanzitutto per la quantita’ di gente che gia’ sta facendo la fila e tu gia’ sai che spenderai i prossimi 45 minuti a sudare in un ambiente malsano. Poi perche’ non si sa mai come va a finire. e se non hanno il bigliett che voglio io, che facio? Bisogna assolutamente trovare un altro paseggero che parli inglese, possibilmente vicino a te nella fila. Se le cose non vanno liscie si comincia immediatamente a percepire la ressione delle persone che ti seguono nella fila. Alle stazioni dei treni e’ una questione di atimi tra l’acquisto del biglietto giusto e quindi il solliebo della vittoria o la pena di un insucceso (disolito e’ solo un insuccesso di comunicazione) che comporta un ripenamento del viaggio, la visita alla relatia stazione degli autbus e la consapevolezza di un altro ‘viaggio della speranza’ in qualche scomodo autobus notturno. Qui in Cina non ci sono mai, dico MAI, spostamente inferiori alle 8 ore di treno o 12 d autbus!

Ma oggi e’ andata bene e il biglietto l’ho trovato. Mi atendono ben 17 ore di treno da urumqi a Kuqa, ma me le faro’ comodo comodo in cuccetta legendo il mio nuovo libro ‘La via per l’Oxiana’. Da li attraversero’ il deserto del Taklamakan per poi dirigermi verso ovest fino ad arrivare a Kashgar, la mia ultima tapa in questo lungo viaggio cinese.

Uygur man in the bazar in Urumqi