Presentation!

7 01 2011

So that’s it…more or less.

If you click on the picture above you will see the proposed track I will follow to come back to Italy, my final destination.

After a short trip in India [which is not on the map ‘cause it’s a late decision (thanks Adrien!)] visiting Madhya Pradesh and Maharashtra I will come back to Kolkata and flight to Myanmar. After that it will be the turn of Thailand with its beautiful beaches and landscapes and many Buddha, Laos a total discovery for me, Cambodia where I will see the first landmark on my trip (and long-lasting dream): Angkor. Vietnam and China will follow. There I’m planning to meet my old friend Alessandro in Beijing and Irene in Lhasa. From China I’ll move to Central Asian Republics along the Silk Road to Iran, the Caucasus and the Middle East. Africa will be reached by boat from Aqaba. Scuba diving in Sinai, then discover the Nile till Abu Simbel (another Landmark) reachable only by small plane and return. Then with the Mediterranean on my right-hand side I will cover Libya, Tunisia, Algeria and Morocco to finally arrive in Europe where the first stop cannot be other than Sevilla. I have a little new born baby to know, after all.

Anybody wants to join me somewhere?

This trip is also the main reason for opening this blog which will have, although still under construction, a section with writings, a section with travel info and a section with pictures






…and beyond

4 11 2011

bandierine

Roma 4 Novembre 2011

Il mio blog si intitola ‘Asia Overland and Beyond!’. Bene, nel corso di questi sette mesi appena trascorsi siete stati partecipi del mio viaggio, abbiamo scambiato considerazioni sugli articoli e sulle fotografie del mio giro asiatico che adesso, oramai rientrato a casa da quasi due mesi, rivedo e ripenso come una bellissima avventura. Ho avuto il piacere di essere letto e, nell’eccitazione dello scrivere, di immaginare le vostre reazioni (sempre spero vicine al divertimento visto che il taglio di solito era quello della storia da non credere) e quindi di provare il doppio piacere di sperarvi interessati e immaginarvi divertiti.

Adesso, nel momento in cui un nuovo viaggio è programmato – dal sapore e dal valore tutto nuovo- avverto la necessità di continuare a scrivere anche in futuro.

…and Beyond!

Ma qual’è questo ‘oltre’ a cui mi riferisco? Tante volte mi sono detto: “sarà casa”; poi è subentrata la voglia – in seguito a necessità di natura pratica – di continuare il viaggio fino dentro l’Europa dei piccoli stati e delle piccole gemme includendo, per mantenere alto il livello, la Turchia. E del resto quale posto meglio di Istanbul rappresenta il ponte che collega l’Asia e l’Europa? Un ponte non solo metaforico, ma anche fisico. Ho reputato per molto tempo Istanbul la città simbolo di questo viaggio, ma questo avrebbe anche significato ‘sacrificare’ il concetto di ‘oltre’ ad un piccolo lembo di terra negando l’indubbio valore dell’Europa che, in quanto a bellezze artistiche e folkloristiche non è certamente inferiore a nessuno. Ma ora la parola ‘oltre’ abbandona in me i significati più logici e superficiali dello spazio Europa e del luogo ‘casa’ per dispiegare significati umani imprevisti e benvenuti.

Finalmente dunque chiedo congedo dal mio blog e naturalmente voglio rendere omaggio all’oggetto più importante che ho posseduto in questi sette mesi (in un certo senso la mia casa) e cioè il mio zaino. Quindi la foto che apre questo post e le altre che seguono sono un omaggio a lui, ai suoi servigi alla sua comodità quando utilizzato come sedia o cuscino, alla sua resistenza quando ha rischiato di distruggersi nel deserto Uzbeko, alla sua solitudine quando l’ho lasciato per le piccole escursioni di qualche giorno, allo zainetto di supporto comprato in un mercato di Pnom Pehn che si è rivelato semplicemente perfetto per le necessità di un viaggio siffatto.

A voi tutti un saluto, una chiusura, un grazie e a presto con nuovi articoli e nuove considerazioni.

giovanni

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Skopje, Macedonia. Km 25,131

25 08 2011

Oggi mi sono fatto un po’ di conti e con l’aiuto di Google Earth mi sono tracciato il percorso fatto finora e ho calcolato piu’ o meno i chilometri. Credevo in realta’ che fossero di piu, ma ovviamente il volo Tashkent Istanbul ha sconbussolato abbastanza i miei piani e il viaggio.

Ecco la fotografia. Valgono sempre le stesse regole. Le linee gialle sono i tratti fatti in aereo, mentre le linee nere sono i tratti fatti con autobus, treno, bicicletta, piedi e tutto quello che si muove sul terreno o sul mare:

ci vediamo presto oramai.

g.

p.s. due nuove gallerie postate nella sezione PHOTOGALLERY





Aggiornamento

16 08 2011

Un aggiornamento a tutti i fedeli lettori.

Il mio viaggio e’ stato recentemente sconvolto.

Primo, ho dovuto prendere un aereo…

Secondo, prendendo l’aereo ho sorvolato uno dei ‘milestones’ di questo viaggio e cioe’ l’Iran. I miei giorni a Tashkent sono stati tremendi. Il caldo, l’attesa del cacchio di codice da Teheran che non arrivava mai (e’ arrivato due giorni dopo la partenza), la mia forse frettolosa decisione di comprare un bıglietto aereo per scappare da quel postaccio, compra il biglietto, cancella il biglietto, aricomprane un altro…comunque. Alla fine della fiera ora sono a Istanbul in ostello a fare party e a svegliarsi con un fastidioso dolore dietro alla nuca. Devono essere state quelle due tequile verso le 3 di mattina…

Inutile dire che le citta’ viste inUzbekistan sono bellissime , parlo dı Samarcanda Kıva e Bukhara, ma decisamente prive di anima. In generale posso dire che l’Uzbekistan e’ un posto grande e vuoto. Poca gente in giro.

Il Kyrghyzstan invece e’ un posto incantevole che mi e’ piaciuto tanto e che consiglio con passione..ma dovro’ aggiornare questo blog con alcune foto.

Tra tre giorni Grecia





Lost List: a new page

26 07 2011

Ora. Nulla e’ fondamentale (tranne le carte di credito) e nulla riuscira’ a farmi terminare in anticipo questo viaggio, nemmeno un’offerta di lavoro in Africa arrivata recentemente ci e’ riuscita. Ma ogni volta che perdo qualche cosa mi viene un tale magone, una tale depressione per ancora una volta non comprendere come io possa essere (o possa essere diventato) quello che sono adesso. Come io possa avere la testa cosi’ vuota in certi frangenti e come l’esperienza delle disavventure passate, non intacchi minimamente la mia corteccia cerebrale e io continui a perdere di tutto e di piu’ con cosi’ grande facilita’. Mia nonna mi diceva sempre: “Sii presente a te stesso” e io non ho mai imparato anche se le dicevo Si si nonna non ti preoccupare.
Troppe canne? Troppe poche? troppe droghe pesanti da ragazzo? Sono cosi’ di natura? Non so piu’ cosa pensare. Non l’ho mai saputo.
Il problema molto spesso e’ nell’automazione. Il mio bagaglio si compone di due zaini, uno grande e uno piccolo. Tutto e’ calcolato. So dove va questo e dove va quello, conosco come piegare i pantaolcini corti, le magliette e le camicie. Appena pero’ si esce dall’automatismo si entra in un terreno pericolosissimo fatto di incertezze e, alcune volte, di sconfitte (la perdita di un oggetto). E difatti oggi mi sono levato le scarpe da trekking perche’ sentivo caldo e le ho messe nel bagagliaio del taxi collettivo accanto allo zaino (bada bene non legate allo zaino come avrei dovuto fare) e mi sono infilato le infradito. Movimento sconsiderato. Arrivato a destinazione ho preso lo zainone, lo zainetto e tutto contento me ne sono andato in albergo. Le scarpe erano rimaste sepolte dai bagagli degli altri passeggeri e li sono rimaste ad uso e consumo del tassinaro che oltre ai 300 som del passaggio (5 euro) si ritrova delle scarpe certamente usate, ma ancora comode, seminuovo e di valore. Io me ne sono reso conto tre ore quando pensavo: domani se vado all’ambasciata uzbeka con i sandali mi suderanno i piedi, meglio andare con le scar….Ma io ho lasciato le scarpe nel taxi…!
Ora io rosico peche’ queste scarpe dopo un inizio tentennante erano diventate proprio comode e le mettevo sempre. Ora mi tocca tornare ai sandali tipo tedesco che sono mezzi sfondati, che hanno una patina di grasso nero che mi fa sudare e puzzare i piedi anche se sono all’aria aperta (forse dovrei lavarli sti sandali).
Ma vediamola positivamente. Oggi o domani me ne vado in Uzbekistan e poi in Iran. I trekking direi che sono finiti. Inizia il deserto eppoi dovro’ entrare in tante moschee e i sandali sono piu’ comodi…

..pero’ che rosicata!

P.S. a questo propostio potete consultare una nuova pagina che arricchisce il mio blog. Si chiama ‘Lost List’ e il pulsante e’ in alto accanto a Bookshelf. E’ scritto inmodo ironico perche’ tanto e’ inutile piangere troppo, ma lo sconforto ieri e’ stato enorme.





new photo gallery (china #5)

14 07 2011

if you want you can check a new slideshow.
Cheers form Bishkek, Kyrghyzstan,
gio





Urumqi

14 07 2011

29/06/2011

Urumqi e’ una citta’ come tutte le altre. Quando si entra nel quartiere Uyguro pero’ si e’ improvvisamente catapultati in un’altra realta’. I negozi hanno gli altoparlanti che invitano i clienti a comprare i migliori prodotti, dai reggiseni al cibo, le donne hanno il capo coperto e dei vestitoni lunghi come camicie da notte. Ci sono tante facce diverse in questa baraonda che e’ Urumqi e io non le capisco tutte perche’ alcuni tratti somatici io non li ho mai visti prima. Anzi, non ne capisco nemeno una (tranne i tratti dei cinesi Han) e mi piace immaginare e sognare.

La bella cameriera Uygura

La ragazza che mi serve il pranzo in un tipico ristorante accanto al bazar dove mi riposo un po’ ha un fazzoletto rosa che le copra la testa e le scende sul collo fino al centro dei seni. Un ciuffo di capeli neri e lisci le attraversa la fronte. Ha il naso fatto a scivolo, un po’ tropo lungo e gli occhi neri, distanti e sottili sottili come una cinesina. Il suo soriso e’ sincero e ampio. E’ bella e misteriosa.

Mangio un buon piatto di riso con pezzi di carne, credo montone, molto teneri. Il riso sembra quello che da noi si usa per fare i dolci e da quando sono partito e’ la prima volta che mi capita di mangiare questa varieta’. E’ condito, oltre che con la carne, con peperoni, carote e uvetta. Bevo del buon te’ e poi mangio due spiedini di montone buonissimi accompagnati con il pane locale che e’ tondo, piatto e senza molica. E nfine chiudo il tutto con un buon yogurt acidulo.

Ogni volta che entro nella biglietteria di una stazione mi viene o scnforto.Innanzitutto per la quantita’ di gente che gia’ sta facendo la fila e tu gia’ sai che spenderai i prossimi 45 minuti a sudare in un ambiente malsano. Poi perche’ non si sa mai come va a finire. e se non hanno il bigliett che voglio io, che facio? Bisogna assolutamente trovare un altro paseggero che parli inglese, possibilmente vicino a te nella fila. Se le cose non vanno liscie si comincia immediatamente a percepire la ressione delle persone che ti seguono nella fila. Alle stazioni dei treni e’ una questione di atimi tra l’acquisto del biglietto giusto e quindi il solliebo della vittoria o la pena di un insucceso (disolito e’ solo un insuccesso di comunicazione) che comporta un ripenamento del viaggio, la visita alla relatia stazione degli autbus e la consapevolezza di un altro ‘viaggio della speranza’ in qualche scomodo autobus notturno. Qui in Cina non ci sono mai, dico MAI, spostamente inferiori alle 8 ore di treno o 12 d autbus!

Ma oggi e’ andata bene e il biglietto l’ho trovato. Mi atendono ben 17 ore di treno da urumqi a Kuqa, ma me le faro’ comodo comodo in cuccetta legendo il mio nuovo libro ‘La via per l’Oxiana’. Da li attraversero’ il deserto del Taklamakan per poi dirigermi verso ovest fino ad arrivare a Kashgar, la mia ultima tapa in questo lungo viaggio cinese.

Uygur man in the bazar in Urumqi





Langmusi

10 07 2011

20 e 21/06/2011

Ci si arriva in 4 ore di bus da Xiahe. Il tempo non e’ buono, pioviccica e ci sono grandi nuvoloni. Il bus e’ pieno di turisti cinesi e, assieme ad un francese stronzo, sono l’unico internazionale. La strada passa per una grande valle di terra marrone chiaro da cui qua’ e la’ spuntano le cupole di tante moschee moderne con la forma di grandi cipolle di colore verde brillante. Poi la strada sale e arriviamo in montagana. Mi emoziono quando il mio GPS segna i 3,000 metri. Il paesaggio e’ cambiato e ora e’ prevalentemente verde. Il grassland l’ho trovato qui altro che in Mongolia! Vedo i primi cavalli al pascolo e subito dopo gli yak. Intanto piove forte. Quando arriviamo a Langmusi resto un po’ deluso anche se il paese e’ circondato da belle montagne e l’aria e’ fresca. Langmusi non e’ altro che una strada di asfalto mezzo sbrecciato sempre bagnato e con la fanghiglia che mi ricorda Ovindoli quando ero bambino ed e’ piu’ turistica di Xiahe. Ma qusto vuol dire che sono in buona compagnia. Incontro Gustav Fredrikkson, svedese, davanti ad un carretto che porta due teste di capra mozzate e la loro pelliccia. Poi Noga e Sofia, iraeliane, con le quali faccio il trekking a cavallo. Due giorni in montagna a dormire in tenda con una famiglia di pastori di yak. Il trekking e’ bello, ma la sella e’ troppo piccola per il mio corpo occidentale e ne soffro moltissimo quindi quando m propongono una passeggiata pomeridiana inorridisco e declino per una piu’ salutare passeggiata a piedi sulla montagna che sovrasta l’accampamento. Salgo il crinale della montagna che e’ molto ripido. Adesso siamo attorno ai 3,800 metri e ogni pochi passi devo fermarmi per riprendere fiato. Il panorama della valle si allarga ogni metro che salgo e adesso, quasi in cima, sono all’atezza di due aquile che hanno il nido da qualche parte qui intorno. Mi godo il vento, il panorama, l’aria rarefatta e mi sento proprio bene anche se con un po’ di vertigini.

Alle 19:30 e’ l’ora di andare a riprendere gli yak al pascolo. Sono circa 400 ed e’ divertente. Gli tiriamo i sassi e urliamo ‘ghoooo’ a squarciagola, mentre raccolgo un sacco di funghi per la cena, poi li leghiamo prendendoli per il collo e alla fine mi faccio anche una bella foto ricordo a dorso di uno yak bianco (!) e anche una foto ricordo con una bella pecorella che vive con la famiglia che ci ospita e che la mattina mi sveglia leccandomi la faccia.

Nella tenda fatta di peli di yak e’ un gran lavorare e a lavorare e’ soprattutto la donna della ‘casa’ la quale non si ferma un momento. Al pomeriggio con altre donne si mettono a battere con delle stecche dei peli di yak facendo dei gomitoli da tessere e anche la mattina del giorno seguente, mentre fuori diluvia e noi siamo tutti intirizziti e infreddoliti, le intravediamo dalla tenda a mungere le yak femmine e a fradiciarsi.

Sulla via del ritorno degna di nota e’ la signora a casa della quale pranziamo. Essa e’ grassa, vecchia con pochi denti e con i vestiti tutti unti. Assieme a lei nella bella casa ci sta un ragazzino di 2 anni ancora piu’ zozzo che a un certo punto piscia sul pavimento di terra battuta. Bene al bambino gli vene dato da mangiare del riso in bianco in una ciotola ma resto sorpreso quando la vecchia con la lingua nella ciotola prende un po’ di riso, lo comincia a mastcare e come fosse un uccello mamma e passa il bolo semi mastiato in bocca al nipotino. Io ho un immediato conato e devo girarmi di corsa per evitare il peggio. Di cose posso dire di averne viste, ma questa poi…

Ritorno a Xiahe. Da domani si cambia panorama e gente. dalle montagne tibetane arrivero’ nel deserto dello Xingjiang, ultima e tanto attesa tappa del mio viaggio in Cina








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